​​​​​
​​​
​​​
​​​​​
​​​
​​​
​​
AQUILA CHRYSAETOS / GOLDEN EAGLE / AQUILA REALE
​​​​​​
​​​​
classe: Aves – ordine: Accipitriformes
famiglia: Accipitridae – genere: Aquila
L'aquila reale è un uccello appartenente alla famiglia Accipitridae, presente in Eurasia, Nordamerica e Nordafrica.
Nel Parco Naturale dei Monti Lucretili è stabilmente presente una coppia di aquile, le più vicine ad una metropoli (Roma) d'Europa.
​
L'aquila reale è lunga dai 66 ai 100 cm, compresa la coda, il suo peso varia dai 3 ai 7 kg e l'apertura alare misura dai 180 ai 230 cm.
Il colore - anche del becco - varia a seconda dell'età e l'abito adulto viene completato tra i 5 e i 6 anni di vita. I giovani hanno parti bianche nel piumaggio, gli anziani tendono al fulvo.
Le zampe hanno le caratteristiche tipiche dei rapaci, con dita brevi e grandi artigli in grado di ferire le prede. Il becco forte e gli artigli adunchi le consentono di uccidere animali di dimensioni anche nettamente superiori alle sue.
L’Aquila Reale è un uccello silenzioso tranne che durante la stagione riproduttiva, durante la quale usa nove richiami diversi per comunicare. La maggior parte dei richiami sembrano essere associati alla consegna del proprio cibo ai pulcini o alla loro richiesta di essere nutriti. Le aquile reali non sembrano usare vocalizzazioni per marcare il loro territorio. Si esibiscono invece in un volo ondeggiante per difendere i confini del loro territorio. Durante il giorno l'aquila sta molto tranquilla, tranne nella parte centrale della giornata.
Utilizza due modi per cacciare: all'agguato e in volo, solitamente cercando di sorprendere le prede. Di solito cacciano in due: un'aquila vola bassa per mettere paura alla preda e l'altra dall'alto cerca di catturarla.
L'aquila si alimenta di mammiferi e uccelli, a seconda delle zone. In certe aree anche di rettili. Tra i mammiferi preferisce i roditori, lepri, marmotte, citelli, istrici, conigli selvatici, scoiattoli, volpi, martore, faine, cani, gatti, cuccioli di lupo, più di rado caprioli, e virtualmente i giovani di ogni animale che si presentino con dimensioni alla sua portata.
Tra gli uccelli da essa predati rientrano altri rapaci, colombacci, colombelle, tortore, otarde, oche granaiole, oche lombardielle, folaghe, trampolieri, limicoli, cornacchie grigie, cornacchie nere, corvi imperiali, gracchi alpini, gracchi corallini, taccole, galli cedroni, galli forcielli, pernici bianche, pernici rosse, fagiani, francolini, quaglie e starne. Tra i rettili rientrano serpenti, tartarughe (che cattura e lascia cadere da grande altezza sulle rocce) e talvolta, in assenza di prede migliori, ramarri e altri sauri. Per completare la carrellata è opportuno citare rane e rospi.
Spesso i due partner cacciano insieme e giocano con la preda. I giovani devono consumare molto cibo, ma spesso solo un piccolo, il primo nato, sopravvive poiché si accaparra tutto il cibo. Integra regolarmente la sua dieta con resti di animali rinvenuti morti (soprattutto ungulati vittime dei rigori invernali).
​
Benché circolino leggende sulla capacità dell'aquila di sollevare da terra prede di peso uguale o maggiore del proprio, come agnelli e addirittura di bambini, in realtà può trasportare solo prede di medie dimensioni (circa 1,5 kg) e solamente se la cattura è avvenuta in posizione sopraelevata rispetto al nido.
Fedeli per la vita, il maschio e la femmina di Aquila reale, una volta formata la coppia e conquistato un territorio, rimangono stanziali per molti anni costruendo nei dintorni, sulle pareti a picco dei dirupi o, più raramente, fra i rami degli alberi più alti, anche una decina di nidi scegliendo, di anno in anno, quello che sembra il più adatto. Sempre, però, i nidi sono costruiti più in basso rispetto all'altitudine di caccia, per evitare faticose risalite con la preda tra gli artigli.
Il controllo del territorio, che varia da 40 a 180 km², viene effettuato equamente tra maschio e femmina e, il più delle volte, si limita a manifestazioni aeree (voli a festoni, volteggi) lungo il confine del territorio stesso per segnalare alle altre aquile quali siano gli effettivi confini.
L'accoppiamento si svolge in marzo e viene preceduto da uno spettacolare rituale, anche noto come danza del cielo. Il rituale di accoppiamento prosegue per vari giorni e vede impegnati entrambi gli individui in spettacolari evoluzioni aeree che spesso la femmina compie in volo rovesciato mentre il maschio sembra piombarle sopra, con scambi di preda in volo o giri della morte.
All'accoppiamento, che avviene sempre a terra, segue la deposizione delle uova (gennaio nelle zone più calde e maggio in quelle più fredde) solitamente a distanza di 2 - 5 giorni l'una dall'altra. A questa fase il maschio partecipa poco, per ricomparire immediatamente alla schiusa (dopo 43 - 45 giorni di cova) per portare cibo sia alla madre che ai due piccoli dei quali, solitamente, solo uno sopravvive.
Dopo due mesi i pulcini diventano aquilotti e iniziano a esercitarsi nel volo sul bordo del nido. Spiccano il primo volo a 75 giorni e dopo 160 - 170 dalla nascita diventano indipendenti: in questo periodo vengono portati dai genitori fuori dai confini del territorio natale e diventano nomadi fino a quando, verso i 3 - 6 anni (ormai in grado di procreare), costituiranno un nuovo nucleo familiare.
La regolazione della densità dei rapaci avviene infatti con meccanismi naturali complessi e molto efficienti, che riescono a stabilizzare le specie intorno ai livelli compatibili con le risorse localmente fruibili (siti di nidificazione, abbondanza delle prede, competizione con altri carnivori); un'utile indicazione a questo proposito è data dal successo della riproduzione, elevato nelle popolazioni al di sotto delle capacità ambientali potenziali e decisamente ridotto nelle popolazioni più floride: in Valle d'Aosta negli ultimi anni il numero medio di giovani allevati dalle coppie controllate è risultato in effetti molto basso, come già verificato in altri settori delle Alpi.
Un tempo l'aquila reale viveva nelle zone temperate dell'Europa, nella parte nord dell'Asia, nel nord America, Nordafrica e Giappone. In molte di queste regioni l'aquila oggi vive solamente sui rilievi montuosi, ma nei secoli precedenti nidificava anche nelle pianure e nelle foreste. È assente in Islanda e Irlanda dove è in corso un tentativo di ripopolamento con 35 uccelli rilasciati dal 2001.
In Italia si trova sulla dorsale appenninica e sull'arco alpino, in rilievi della Sardegna, della Calabria e della Sicilia. Il limite nord dell'areale dell'aquila sono le Isole Svalbard (81°N).
Frequenta una vasta gamma di ambienti aperti o semi-alberati e la sua plasticità dal punto di vista delle esigenze ecologiche le ha consentito di colonizzare un ampio areale sia in Eurasia, sia in Nordamerica; in Italia si può osservare su tutte le più importanti catene montuose (Alpi, Appennino, monti sardi e siciliani).
Un territorio frequentato da una coppia di Aquile reali è solitamente composto da un sito di nidificazione con pareti rocciose ospitanti i nidi e da una serie di territori di caccia poco o per nulla boscati, localizzati di norma in posizione periferica rispetto al settore con i nidi. Questi ultimi sono collocati al di sotto dei territori di caccia estivi per agevolare il trasporto di pesanti prede ai giovani; i nidi non vanno quindi cercati in prossimità delle vette, ove spesso li vorrebbe la tradizione popolare, ma soprattutto intorno ai 1700-2200 m. Altitudini record di 2500-2700 m, segnalate per il passato in Valle d'Aosta, sono probabilmente conseguenti a ripetute persecuzioni ai danni di nidi situati in località più accessibili.
​​​​​
​​​
​​​
​​​
​​​​​
​​
​​
​​​​​​
​​​​​​​​
"Siempre me han gustado los mitos clásicos."
Esteban Maroto è una leggenda del fumetto spagnolo, con una carriera impressionante, una padronanza dell'anatomia femminile come pochi altri hanno avuto, autore del look definitivo di Red Sonja e di altre innumerevoli opere di culto (in continuo corso di ristampa).
Nato a Madrid nel 1942, Esteban Maroto rimane orfano all'età di cinque anni. Si avvicina al fumetto attraverso la lettura degli albi di Flash Gordon del fratello; la passione per l'arte lo allontana in seguito dall'attività ingegneristica dirigendolo verso lo studio del disegno presso l'artista Manuel López Blanco. Nel 1962 vede pubblicato il suo primo lavoro, El principe de Rodas per l'editore Maga. Dopo aver prestato il servizio militare come paracadutista, si trasferisce a Barcellona ove prosegue la sua attività di fumettista pubblicando alcune opere per il mercato nazionale. Poco dopo si affianca a José García Pizarro realizzando fumetti destinati alla distribuzione in Gran Bretagna. In seguito si unisce all'agenzia Selecciones Ilustradas per la quale disegna personaggi quali Alex, Khan e Khamar e Amargo, affinando il suo peculiare tratto distintivo e prediligendo il bianco e nero. In questi anni gli vengono commissionati di disegni per le copertine di alcuni libri brossurati dei romanzi di Edgar Rice Burroughs e un'iconica serie di tavole in stile Art Nouveau raffiguranti i segni zodiacali.
A Barcellona, insieme a Carlos Gimenez, Luis García Mozos, Jesus Peña ("Suso"), Ramón Torrents e Adolfo Usero, fonda il Grupo de la Floresta con il quale realizza la serie Cinque per infinito (Cinco por infinito).
Nel 1967 inizia ad acquistare popolarità grazie a Cinque per infinito, raggiungendo la notorietà internazionale, specie negli Stati Uniti, nel 1971 con la serie fantasy Wolff, la regina dei lupi. Il successo di quest'ultima serie negli USA, gli consente di disegnare i popolari fumetti Creepy, Vampirella ed Eerie per la casa editrice Warren Publishing e, per la Marvel Comics, i fumetti Dracula, Conan e Red Sonja. Negli anni 1980 la serie Cinque per infinito viene "scoperta" da Neal Adams e, grazie a questi, pubblicata negli States, anche se con massicci rimaneggiamenti nel testo e nei disegni, con il titolo di Zero Patrol. Sempre in questi anni disegna anche illustrazioni per libri, copertine e, per la DC Comics, i fumetti Ametyst (1986-87), The Atlantis Chronicles (1990) e Zatanna (1993).
A partire dal 1996 collabora con la Sergio Bonelli Editore disegnando molte storie della serie Brendon, e alcuni albi di Dampyr. Nel 1999 sulla rivista italiana Lanciostory vengono pubblicate undici sue storie; sempre la stessa rivista aveva già pubblicato in Italia la serie Cinque per infinito in ventuno puntate dal marzo al dicembre del 1978.
Masters of the Universe – 1989, Esteban Maroto ©

