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BUFO BUFO / EUROPEAN TOAD / ROSPO COMUNE

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classe: Amphibia – ordine: Anura

famiglia: Bufonidae – genere: Bufo

 

Il rospo comune è l'anfibio più grande d'Europa, e raggiunge addirittura i 20 cm (zampe escluse). È caratterizzato dalle sue zampe corte e dal muso schiacciato, ma anche dalla sua tipica colorazione marroncina, che può tendere al rossiccio, anche se il ventre tende ad essere biancastro. Il suo colore varia a seconda delle stagioni e dell'età, dal sesso e dall'ambiente in cui si trova, passando dal marrone al rosso e al nero a seconda della situazione. Gli animali della zona meridionale dell'areale tendono ad essere più grandi e con pelle più "spinosa" cioè con verruche più prominenti. Nel suo collo vi sono due ghiandole parotoidi ovali. Queste ghiandole contengono un liquido biancastro irritante per le mucose che può essere secreto in caso di pericolo ed è in grado di ustionare e ferire anche l'uomo grazie alla bufotossina. 

Le pupille del rospo comune sono orizzontali; l'occhio è di color oro scuro o rame.

È un animale poco appariscente, si muove con una camminata lenta e goffa o con brevi salti e ha la pelle bruno-grigiastra ricoperta di grumi simili a verruche.

Il rospo comune o rospo europeo è un anfibio anuro della famiglia Bufonidae, diffuso in Eurasia (con l'eccezione di Irlanda, Islanda, Scandinavia settentrionale e alcune isole del mar Mediterraneo) e nel nord-ovest dell'Africa. Fa parte d'un gruppo d'animali strettamente imparentati, discendenti da una linea ancestrale comune di rospi e formanti un complesso di specie. *

 

Prevalentemente notturno, di giorno tende a nascondersi in buche o anfratti, sotto le pietre o comunque in luoghi riparati dalla luce, se minacciato assume una caratteristica posa intimidatoria con la testa abbassata e le parti posteriori sollevate.

Rispetto a Bufotes viridis tende a tornare sempre nella stessa pozza d'acqua per riprodursi, a volte percorrendo anche diversi chilometri. Durante questi spostamenti molti individui riproduttori vengono uccisi dalle automobili. A causa di ciò, oltre che alla scomparsa dei siti riproduttivi, questo animale tende a scomparire dalle zone più antropizzate. A differenza di Bufotes viridis, se minacciato non emette spontaneamente il suo liquido difensivo, ma questo fuoriesce se le ghiandole sono stimolate.

Si nutre praticamente di qualsiasi cosa riesca ad entrare nella sua bocca: insetti in primis, lumache senza guscio, lombrichi, piccoli vertebrati come ad esempio piccoli topi.

 

Dopo il letargo invernale, in concomitanza con la primavera inizia la stagione degli accoppiamenti: i rospi si recano vicino ai luoghi di riproduzione (solitamente vicino a corsi d'acqua, pozze o stagni) verso l'inizio di marzo e lì i maschi si aggrappano alle ascelle delle femmine, che sono visibilmente più grandi. Questo è il cosiddetto amplesso ascellare, a volte la femmina può essere approcciata da così tanti maschi da restare soffocata e morire. I maschi inoltre, nel periodo che precede la riproduzione sviluppano dei caratteri che saranno fondamentali per l'accoppiamento, come lo sviluppo di calli neri sulle prime tre dita delle zampe anteriori che servono allo scopo di avere una migliore presa sulla femmina, o come il cambiamento che subisce la loro stessa pelle, che diventa più elastica e sottile, per poter assorbire una maggiore quantità di ossigeno dall'acqua, durante l'amplesso, per evitare di rimanere a corto di ossigeno durante le immersioni in acqua della femmina che precedono l'accoppiamento (visto che è la femmina a decidere quando risalire per respirare).

La femmina depone in acqua circa 10 000 uova in un cordone gelatinoso, contemporaneamente le uova vengono fecondate dal maschio. Queste uova poi si schiuderanno, facendo uscire dei minuscoli esserini neri acquatici: i girini. Questi, nutrendosi soprattutto di alghe e altri minuscoli materiali organici, crescono. La temperatura dell'acqua nella zona dove si trovano deciderà la velocità della loro metamorfosi: più è calda l'acqua, più veloce sarà la metamorfosi. Questo perché l'alta temperatura dell'acqua è sintomo che la loro pozza si sta prosciugando.

 

Ai girini spuntano dapprima le zampe posteriori, e successivamente le zampe anteriori: da questo momento iniziano a digiunare, perché il loro apparato boccale (e digerente) si sta trasformando: infatti da onnivori diverranno insettivori. La metamorfosi dura uno o due giorni; il metamorfosando inizia ad assorbire la coda, e nel giro di appunto 24 - 48 ore scomparirà. il neometamorfosato è il più piccolo in assoluto fra gli anfibi: è lungo circa un cm. La sua pelle è ancora liscia per favorire la traspirazione. Digiunerà ancora per circa 4 giorni, dato che utilizzerà come fonte nutrizionale le energie della coda riassorbita.

Questo rospo possiede un gracidio piuttosto acuto, formato da 2 - 5 sillabe ripetute. Le vocalizzazioni non sono particolarmente intense rispetto alla taglia raggiunta da questa specie.

 

L'habitat del rospo comune è variegato: aree boschive di conifere, latifoglie e boschi misti, soprattutto in luoghi umidi, tanto quanto campagne aperte, campi, boschi cedui, parchi e giardini, spesso anche in zone aride, ben lontane dalle acque stagnanti. Lo si trova ad altitudini fino a 2 500 metri (8 200 ft), nella parte meridionale del suo areale.

La Lista rossa IUCN delle specie a rischio classifica la posizione del rospo comune come di "minore preoccupazione", in ragione della sua ampia distribuzione e del fatto che è, nella maggior parte del suo areale, una specie comune.

 

Molti rospi vengono uccisi dal traffico mentre migrano verso i luoghi di riproduzione. In Europa hanno il più alto tasso di mortalità per incidenti stradali tra gli anfibi. Molte delle morti avvengono su tratti di strada dove scorrono i ruscelli, dimostrando che le rotte migratorie spesso seguono corsi d’acqua. In alcune località di Germania, Belgio, Gran Bretagna, Italia settentrionale e Polonia sono stati costruiti tunnel speciali affinché i rospi possano passare sotto il manto stradale in sicurezza. 

 

Nell'immaginario collettivo europeo, il rospo fu a lungo considerato un animale di malaugurio e/o un collegamento con il mondo degli spiriti. Il connotato magico del rospo trae certamente origine dalla sua natura anfibia che lo pone a cavallo di due mondi, quello della terra e quello dell'acqua, mentre il connotato negativo è molto probabilmente dovuta alla ripugnanza che l'animale suscita con la sua bitorzoluta pelle grigiastra, quasi verrucosa, dai suoi movimenti lenti e dal suo emerge da luoghi oscuri. Nell'Europa del Medioevo, il rospo era associato al Diavolo, per il quale fu non a caso inventato uno stemma araldico decorato con tre rospi! Era noto che il rospo poteva avvelenare le persone e, in quanto famiglio della strega, si pensava che possedesse poteri magici. In alcuni paesi, il ritrovamento di un rospo in una casa era considerato la prova della presenza ivi d'una strega

 

In contrasto con la tradizione europea, in Cina il rospo fu associato alla prosperità ed alla ricchezza, oltre che alla magia benevola.

Il testo alchemico 抱樸子, 抱朴子, Baopuzi, [Libro del] Maestro [che] abbraccia la semplicità di Ge Hong, datato all'anno 320, menziona un rospo vecchio di 10.000 anni come un magico 肉芝, Rouzhi, lett. "Escrescenza di carne/Fungo [sul corpo]" che fornisce l'invulnerabilità e la longevità associate al mito sino-taoista dello xian (zh. 仙人, Xiān, 'Hsien, lett. "Immortalità/Trascendenza").

 

 

* B. bufo fa parte d'un complesso di specie, un gruppo di specie strettamente imparentate che non possono essere chiaramente delimitate. Si ritiene che diverse specie moderne formino un antico gruppo di taxa correlati risalenti all'epoca preglaciale: si tratta del rospo spinoso (B. spinosus), del rospo caucasico (B. verrucosissimus) e del rospo comune giapponese (B. japonicus). Il rospo comune europeo (Bufo bufo) sembra essere apparso più recentemente. Si ritiene che l'areale della forma ancestrale si estendesse fino all'Asia, ma che l'isolamento tra i complessi di specie orientali e occidentali sia avvenuto come risultato dello sviluppo dei deserti dell'Asia centrale durante il Miocene medio.

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            VAURO SENESI                                                          ​​​​​

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     Disegnatore e autore satirico, giornalista e scrittore, nato a Pistoia nel 1955, ha iniziato la sua attività nel 1977 ed è stato allievo di Pino Zac con il quale nel 1978 ha fondato la rivista IL MALE

Le sue vignette sono state pubblicate sulle più importanti testate italiane ed estere: Satyricon, Linus, Cuore, Il Quaderno del Sale, L’Écho des Savanes, El Jueves e Il Diavolo.

È stato direttore del settimanale satirico Boxer, collaboratore del Corriere della Sera, Smemoranda, Left. Dal 1986 al 2006 è stato assiduo editorialista e vignettista de il manifesto. Collabora stabilmente con Il Fatto Quotidiano ed il giornalista Michele Santoro (da Annozero, a Servizio Pubblico). Tra i suoi impegni è importante quello umanitario che lo ha portato a tante collaborazioni (e reportage) con Emergency, Freedom Flotilla, Un Ponte per Baghdad, Soleterre Onlus.

Ha pubblicato, tra l’altro, “Kualid che non riusciva a sognare”, “La scatola dei calzini perduti” (Premio selezione Bancarella 2010), “Farabutto”, “Il respiro del cane”, “Critica della ragion satirica”, “Storia di una professoressa”, “Toscani innamorati”, “Buongiorno professoressa“, “La Regina di Kabul – Storie dall’Afghanistan di Emergency” (dedicato a Gino Strada)… Nel 2015 è uscita l’antologia “Tutto Vauro“, raccogliendo oltre 1300 vignette per festeggiare “sessant’anni di età, quaranta di carriera.” Nel 1996 ha vinto il Premio di satira politica di Forte dei Marmi.

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Autoritratto Vauro ©

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