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CANIS LUPUS ITALICUS / ITALIAN WOLF / LUPO APPENNINICO

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classe: Mammalia – ordine: Carnivora

famiglia: Canidae – genere: Canis

 

Il lupo grigio appenninico o lupo italiano è una sottospecie del lupo grigio originario della penisola italiana continentale, ma ormai diffuso anche sulle Alpi e in Francia. Sebbene non sia universalmente accettato come una sottospecie a parte dal tipico lupo grigio eurasiatico, possiede aplotipi e una morfologia cranica distinta.

 

Il lupo grigio appenninico è grande quanto un cane da pastore tedesco. Un sondaggio su vari campioni rinvenuti in tutt'Italia dal 1974 al 1990 mostra una lunghezza del corpo media di 109–148 cm e un'altezza al garrese dai 49–73 cm[. Gli esemplari segnalati nelle Alpi italiane pesano dai 28 ai 34 kg, con almeno un esemplare pesante 44 kg segnalato presso Entracque. Il cranio del lupo grigio appenninico si distingue da quello del lupo grigio europeo dalle sue apofisi e creste più rotondeggianti, e la dentizione meno robusta, con canini meno ricurvi (nei maschi adulti i canini superiori sono lunghi almeno 3 cm). Altri tratti distintivi nel cranio includono un palato snellito tra i primi premolari, un osso frontale largo e un osso jugale meno sviluppato.

Il manto invernale è grigiastro, con peli scuri sul dorso. Durante l'estate il manto è meno folto e mostra colore più marroncino-rossastro. Sugli arti anteriori sono presenti sottili strisce scure sull'articolazione della zampa. Gli esemplari neri, segnalati negli Appennini centro-settentrionali, sembrano aver ereditato l'allele Kb responsabile per il melanismo da incroci con i cani. Al contrario dei lupi nordamericani, che ereditarono l'allele all'incirca tra i 10 000 e i 15 000 anni fa, la presenza del Kb sembra essersi introdotto nei lupi italiani più recentemente, dato che non furono segnalati esemplari neri prima del 1982, e i lupi neri italiani dimostrano un fenotipo più variabile dei lupi neri nordamericani. Non ci sono segnalazioni di esemplari bianchi.

 

Il lupo grigio appenninico è stato segnalato in diversi habitat di varie altitudini, dai litorali marini ai 2 500 metri s.l.m. nelle Alpi sud-occidentali. Tende a favorire le zone montane intatte densamente forestate e lontane dall'interferenza umana. La maggior parte delle popolazioni dimostrano comportamenti crepuscolari e notturni, probabilmente in risposta alle attività antropiche. Un'eccezione si trova nel parco nazionale del Pollino, zona scarsamente visitata dall'uomo, dove i lupi sono attivi anche di giorno.

 

I branchi in Italia tendono a essere più ridotti di quelli che si segnalano nel Nord America, con gruppi familiari composti di 2-7 esemplari nella Toscana centro-meridionale e l'Appennino abruzzese, e 2-5 nell'Appennino settentrionale: la dimensione del branco dipende infatti dalla dimensione delle prede abituali e quindi i branchi sono più grandi nelle zone ricche di cervi, più piccole in zone ove il capriolo è la preda più grande[. Il singolo ciclo estrale avviene a seconda della latitudine, concentrandosi in febbraio nel Sud e in metà marzo sulle Alpi. La mortalità dovuta ai conflitti con altri lupi colpisce soprattutto gli esemplari adulti, ma la proporzione è bassa quando paragonata a cause antropiche, e si segnala molto più di rado che in Nordamerica, dove la densità di lupi è più alta e la concorrenza per territorio e risorse è più intensa.

La dimensione media dei territori dei branchi è stata stimata in chilometri quadrati.

 

Tra i mammiferi selvatici europei è quello dotato di maggiore mobilità, capace di percorrere normalmente una cinquantina di chilometri per notte, in particolare gli esemplari in dispersione dal branco nella ricerca di nuovi territori possono spostarsi di centinaia di chilometri. Un esemplare radiocollarato ha percorso in sei mesi 1927 chilometri dalla Svizzera all'Ungheria.

 

Si tratta di una sottospecie di taglia media, più piccola del lupo grigio eurasiatico, che vive in gruppi famigliari relativamente ridotti. Può occupare numerosi habitat diversi, dalle zone montane fino alle periferie di aree antropizzate. Si ciba principalmente di ungulati selvatici come cinghiali, cervidi e caprini ma non disdegna roditori, insetti, frutta e animali domestici.

Fu oggetto di una persecuzione secolare che lo ridusse a solo pochi centinaia di esemplari nei primi anni settanta del secolo scorso. Da allora, dopo essere stato incluso nella lista delle specie protette, il lupo grigio appenninico si è espanso, occupando dapprima tutte le zone montuose degli Appennini, quindi le Alpi Occidentali e successivamente la Francia, la Svizzera e la Spagna nord-orientale.

È considerato da alcuni come l'animale nazionale dell'Italia, sebbene la definizione non sia ufficiale.

In Italia, si nutre prevalentemente di ungulati di taglia grossa, come caprioli e cinghiali in Appennino, con l'aggiunta di cervi e camosci nelle Alpi. Casi di predazione sugli stambecchi sono rari, mentre i mufloni furono selezionati soprattutto solo durante i primi anni di recupero delle popolazioni di lupo, siccome all'epoca i primi non disponevano di comportamenti antipredatori efficaci. Quando caccia i cinghiali, esibisce una preferenza per esemplari di peso intermedio (10–35 kg), mentre non dimostra tanta selettività nell'inseguire i caprioli. Gli ungulati domestici costituiscono solo una componente modesta nella dieta del lupo grigio appenninico, con il maggior numero di casi risalenti in luoghi dove la difesa del bestiame è scarsa.

 

I resti fossili più antichi in Italia attribuibili al lupo consistono in un neurocranio (esemplare PF-PG1) rinvenuto in Ponte Galeria e risalente al Pleistocene medio circa 407 000 anni fa. Sebbene solo parziale, il campione fu identificato come appartenente a un lupo invece di un altro canide grazie alla sua grandezza e lo spessore dei suoi seni frontali.

 

Altri resti scheletrici indicano che il lupo era ampiamente diffuso nell'Italia continentale nel corso del Pleistocene superiore e nel Paleolitico superiore. Le indagini tafonomiche indicano che in questo periodo i lupi si cibavano delle stesse prede degli umani paleolitici e delle iene macchiate, ma evitavano la concorrenza diretta cacciando in zone di collina piuttosto che le pianure. L'areale del lupo sulla penisola cominciò a espandersi circa 12 500 anni fa, in correlazione con l'incremento delle zone di bosco misto a discapito delle pianure favorite dalle iene. Dei resti scheletrici di lupo rinvenuti nella Ciota Ciara in Piemonte risalenti al Paleolitico medio mostrano segni di macellazione o scuoiamento da parte dei neandertal con attrezzi di quarzo.

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  GREGORY SLICK                                                  

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     Greg Slick (nato nel 1961 a Jersey City, NJ) è un artista visivo e curatore indipendente con sede a Beacon, NY. Il tempo, la storia, l'archeologia e l'antropologia svolgono un ruolo tematico importante nel suo lavoro. Più recentemente il suo lavoro è stato presentato nelle mostre collettive One Thing Leads to Another alla Lockwood Gallery, Kingston, NY, e nelle Collective Expeditions, sia alla BSB Gallery, Trenton, NJ che al SUNY Ulster, Stone Ridge, NY. Altre mostre collettive includono Take Back the Walls al Rochester Contemporary Art Center, Rochester, NY; Pittura nel 21° secolo, al Sito:Brooklyn, Brooklyn, NY; e Viaggiatori nel tempo al Samuel Dorsky Museum of Art al SUNY New Paltz, New Paltz, NY.

 

Tra le recenti mostre personali figurano Old Bones e Broken Stones al No. 3 Reading Room & Photo Book Works, Beacon, NY e Opened Ground al Seligmann Center, Sugar Loaf, NY. Slick è il fondatore e co-curatore del collettivo di artisti The International Society of Antiquaries.

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I dipinti di Slick indagano le idee di monumentalità attraverso le geometrie dei siti archeologici preistorici. Utilizzando colori, texture, modelli di fenomeni entoptici e riferimenti occasionali al disegno archeologico, il suo lavoro esamina come le forme megalitiche possano occupare lo spazio in modi diversi e avvincenti all'interno di un linguaggio astratto. Le forme hardedge reinterpretano i crolli delle pietre nei siti neolitici come una composizione di texture/colore su un terreno vibrante. Le combinazioni di colori alludono al cambiamento della luce nelle aree rurali in cui si trovano queste pietre. La sfida destinata allo spettatore è leggere in profondità e considerare il significato e la politica della costruzione di monumenti lungo il viaggio umano. Siti specifici del Neolitico e dell'età del ferro a cui si fa riferimento nei suoi dipinti si trovano in Irlanda, Regno Unito e Spagna. Le visite a Los Toros de Guisando e ai dolmen di Antequera in Spagna, ad esempio, hanno galvanizzato l'interesse per la preistoria della Spagna. Man mano che la sua pratica si sviluppava attorno a questo tema, si interessava sempre più al modo in cui le forme culturali tradizionali, come i modelli astratti e le tecniche di costruzione, sono persistite attraverso i millenni. La lunga ombra delle culture preistoriche può ancora essere vista oggi in Spagna in cose come strutture rurali (ad esempio, capanne di pastori) e disegni popolari su oggetti in argilla e ceramica.

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Untitled II, Gregory Slick ©

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