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ELAPHE QUATUORLINEATA / FOUR-LINED SNAKE / CERVONE

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classe: Reptilia – ordine: Squamata

famiglia: Colubridae – genere: Elaphe

 

È il più lungo serpente italiano ed uno tra i più lunghi d'Europa. La lunghezza da adulto può variare da 110 a 250 cm, anche se raramente supera i 160. È di colore bruno-giallastro con le caratteristiche quattro barre longitudinali scure (da cui il nome scientifico).

È un serpente diurno, terricolo, sebbene a volte possa trovarsi su arbusti, poco veloce e buon nuotatore. Molto agile nell'arrampicata: facendo forza sulla coda prensile, può raggiungere un ramo distante un metro o più, in alto o in lungo.

Trascorre il periodo invernale in gallerie di roditori abbandonate, da solo o in gruppi di 4-7 esemplari, spesso in compagnia di saettoni.

 

Si nutre di piccoli mammiferi (arvicole, topi, toporagni, conigli, donnole, scoiattoli ed altri fino alle dimensioni di un ratto) che soffoca tra le spire, nidiacei di uccelli fino alle dimensioni di un piccione, uova che inghiotte intere e poi rompe con i muscoli del tronco, qualche lucertola (cibo preferito soprattutto dai giovani).

 

Gli accoppiamenti durano da 3 a 5 ore e hanno luogo in genere in aprile e giugno. Dopo 40-50 giorni la femmina depone alla base di arbusti, o in buche nel terreno, o nei muretti a secco o in fenditure della roccia, 3-18 uova con guscio biancastro e molle che si indurisce leggermente a contatto con l'aria. Talvolta protegge le uova tra le spire del corpo per 3-5 giorni, altre volte le ricopre con la sua exuvia. Dopo circa 45-60 giorni escono i piccoli, lunghi da 30 a 40 cm che mutano nell'arco dei primi 7 giorni.

Nei primi 2-3 anni l'accrescimento corporeo è molto veloce e i cervoni mutano in media una volta al mese (in estate anche due volte al mese), dal 4º anno la velocità di crescita diminuisce bruscamente e gli adulti mutano in media 2-3 volte l'anno.

 

È diffuso dall'Europa sudorientale all'Asia Minore. In Italia è frequente nelle zone centro-meridionali. Predilige la macchia mediterranea, il limitare di boschi, i boschi radi e soleggiati o in genere i luoghi con vegetazione sparsa, le sassaie, i muretti a secco e gli edifici abbandonati. Ama gli ambienti caldi (24-34 °C) e umidi. Si può incontrare ad un'altitudine fino ai 1000 m sul livello del mare.

È una specie in progressivo declino per la scomparsa degli habitat in cui vive, protetta dalla Convenzione di Berna (App. II).

 

Secondo alcuni, il nome cervone deriva dal fatto che i pastori che lo vedevano durante la muta scambiavano la pelle secca della testa per le corna. Per altri è dovuto alle piccole escrescenze sul capo. Per altri ancora le corna sono virtuali ed indicano la nobiltà di questo serpente, tra i più grandi d'Europa. È anche chiamato pasturavacche, in quanto la credenza popolare voleva che fosse attirato dal latte delle vacche e delle capre al pascolo, e che per procurarselo si attaccasse alle mammelle degli animali, o addirittura lo leccasse dalle labbra sporche dei lattanti.

A Cocullo (AQ) il cervone è il protagonista dei festeggiamenti per San Domenico: la statua del santo viene portata in processione ricoperta di serpenti. La tradizione trae origine dell'antica venerazione dei Marsi per la dea Angizia, al cui culto erano associati i serpenti.​​​​​​​​

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  MARÍA JOSÉ CRUZ REYES                                             

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    María José Cruz Reyes (Messico, 1994), esplora attraverso la pittura a olio ed il disegno, un giardino notturno abitato da animali, demoni e persone che conversano con versi profondi. Ispirandosi al corpo e all'emozione, i suoi tratti espressivi contrastano con motivi figurativi che danno forma a una sua personale mitologia.

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Artista autodidatta, il suo lavoro è stato esposto in più spazi e

programmi curatoriali a Città del Messico, Colombia, Ginevra, Stati Uniti, Porto Rico, Giappone e Italia. La sua carriera mantiene una presenza formale circuiti espositivi, pur rimanendo una pratica indipendente e non accademica.

 

È l'unica artista in mostra che ha chiesto di poter rappresentare più animali in un solo quadro.​​​

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Cortinas – María José Cruz Reyes ©

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