PHENGARIS ARION / LARGE BLUE
LICENA AZZURRA DEL TIMO
classe: Insecta – ordine: Lepidoptera
famiglia: Lycaenidae – genere: Phengaris
La licena azzurra del timo (Phengaris arionLinnaeus, 1758) è un lepidottero della famiglia dei Licenidi.
La licena azzurra del timo è tra i Licenidi più grandi: la sua apertura alare arriva infatti da 3,8 a 5 cm. Le ali sono azzurre con delle macchie nere nei maschi e molto più scure con poco azzurro nelle femmine. Il bruco completamente maturo misura tra gli 1,4 e gli 1,5 cm.
Le uova vengono deposte su timo o origano.
Per i primi tre stadi, il bruco vive sulla pianta nutrice nutrendosi dei fiori della suddetta. Al 4º stadio, il bruco si lascia cadere e comincia a cercare un formicaio. I bruchi di licena azzurra del timo sono infatti mirmecofili e vivono in simbiosi con le formiche del genere Myrmica (in particolare M. sabuleti). Per farsi trasportare nel nido, il bruco emette prima una sostanza zuccherina da una ghiandola sul dorso per poi emettere delle vibrazioni e dei feromoni che imitano quelli di una larva di formica regina. L'operaia che lo trova lo porta quindi nel nido mettendolo insieme alle altre larve. Una volta dentro, il bruco continua a mantenere la "maschera" e inizia a divorare le larve di formica una ad una aumentando di 100 volte il suo volume.
La licena azzurra del timo si impupa la primavera successiva all'entrata nel formicaio. La fase di crisalide dura dalle 3 alle 4 settimane (tra maggio e giugno) e gli adulti sfarfallano d'estate.
Si evidenzia che per l’elevatissimo interesse faunistico dei prati magri, tutti gli invertebrati di tali ambienti e delle praterie primarie in genere e, in particolare, tutti gli invertebrati delle stazioni steppiche, di brughiera o xerotermiche, sia in ambito di montagna che di pianura, sono considerati di prioritario interesse faunistico e pertanto inclusi nelle schede degli interventi prioritari per gli invertebrati.
La licena azzurra del timo vive in gran parte del Paleartico, in particolare nelle zone che vanno dalla Francia alla Cina. Il suo habitat sono tutti quei luoghi che sono caratterizzati dalla presenza delle piante nutrici dei bruchi e delle formiche del genere Myrmica. È presente anche nel Regno Unito dove si estinse nel 1979 e dove fu reintrodotta.
La cattura a scopo collezionistico di questa farfalla dovrebbe essere vietata. La complessità del ciclo vitale di questa farfalla, indissolubilmente legata alla necessaria e contemporanea presenza di piante nutrici (soprattutto timo) e di formiche simbionti (genere Myrmica), è alla base della vulnerabilità della specie. Vanno quindi in primo luogo garantite adeguate disponibilità alimentari a livello vegetale, anche agendo direttamente su questa componente con azioni di irrobustimento di popolazioni naturali da perseguire anche tramite riproduzione ex-situ. La parte più delicata del ciclo vitale è certo quella della simbiosi con le formiche: anche su questo comparto è quindi necessario agire, verificando lo stato di salute delle comunità di Myrmica e la sufficiente densità di nidi sul territorio.
Elia Novecento (Roma, 1989) è un artista italiano che vive e
lavora a Roma. Il suo coinvolgimento con il movimento della street art underground romana è iniziato in giovane età. Fu subito attratto dal mondo dei graffiti, lettere e colori, e iniziò a crearli, concentrandosi sulla composizione e sull'equilibrio delle geometrie e dei colori. Si diploma al Liceo Artistico di Ripetta, dove apprende la Scuola Romana di Piazza del Popolo dal pittore/professore Cesare Tacchi, che lo porta a perseguire la pittura come mezzo preferito. L’atmosfera culturale romana degli anni Sessanta continua ad essere una ricca fonte di ispirazione e ricerca per il lavoro di Elia.
Nel 2016/2017 fonda a Roma il Collettivo900, insieme all'artista Leonardo Crudi. Oltre a realizzare dipinti murali per committenze pubbliche e private, i due artisti hanno esposto per le strade cittadine manifesti dipinti a mano legati al cinema italiano. Gli elementi e i simboli dell'ambiente urbano, della Roma degli anni Sessanta, insieme alla letteratura, alla poesia e al cinema, sono le principali suggestioni che hanno dato origine a molteplici cicli produttivi e costituiscono il sistema di riferimento per eccellenza della sua poetica.
Lo spinge a creare nel suo lavoro strutture visive decodificabili e narrative che, attraverso un intelligente gioco di equilibri, mettono in dialogo il mondo astratto delle forme geometriche con l'armonioso mondo figurativo dei profili umani e animali. La firma di Elia è riscontrabile nell’uso della forma femminile, che non ha implicazioni politiche. Pur essendo saldamente legato al mondo dei mass media, da cui viene estrapolato come una silhouette da utilizzare per infinite variabili, lo trasforma in una sorta di logo che si mescola alla solidità delle forme geometriche.

